mercoledì 12 novembre 2008

cacciati di casa

A GERUSALEMME EST UN’ALTRA FAMIGLIA PALESTINESE CACCIATA DALLA PROPRIA CASA, DEMOLITE CENTINAIA DI ABITAZIONI.

E' stata cacciata nel cuore della notte dalla polizia israeliana la famiglia Al-Kurd dalla sua casa a Sheikh Jarrah, Gerusalemme Est, lo scorso 9 novembre: madre, padre -parzialmente paralizzato e ammalato di cuore- e cinque figli, profughi del 1948 da Gerusalemme ovest, sono rimasti senza l'abitazione di loro proprietà dove vivevano dal 1956. Un gruppo di coloni estremisti rivendicano la proprietà di quella casa e di altre 26 abitazioni dello stesso quartiere in base ad un codice ottomano datato 1880, di dubbia autenticità contestata persino delle autorità statunitensi.

Solo la scorsa settimana con la delegazione del Parlamento Europeo nei Territori Occupati Palestinesi, composta da parlamentari dei diversi gruppi politici e della quale facevo parte, abbiamo visitato la famiglia Al-Kurd e la loro casa: siamo stati testimoni diretti dei soprusi e delle violenze che subiscono quotidianamente da parte dei coloni che vivono ormai nello stesso cortile. Ora sono rimasti senza casa.

Ma a Sheikh Jarrah almeno altre 500 persone affrontano la minaccia quotidiana dell'espulsione dalle loro case in base alle rivendicazioni di associazioni di ebrei estremisti che fanno proprie politiche di "Population Transfer" ovvero di trasferimento della popolazione palestinese.

La vicenda si inserisce nel più ampio quadro di una vera e propria politica da parte delle Autorità israeliane, una politica unilaterale che rischia di uccidere qualsiasi processo di pace giorno dopo giorno, demolizione dopo demolizione, colonia dopo colonia e specialmente a Gerusalemme. Qui, dopo diversi anni di amministrazioni destra e di religiosi ortodossi in cui le colonie illegali israeliane sono cresciute nella parte est della città, ieri è stato eletto a sindaco Nir Barkat che ha fatto della costruzione di nuovi insediamenti ebraici a Gerusalemme Est il tema principale della sua campagna elettorale .

Queste politiche devono immediatamente cessare e essere sanzionate dalla Comunità internazionale.

La confusione derivante dall'attuale passaggio di consegne tra l'amministrazione Bush e la futura e più promettente di Obama non può far passare sotto silenzio simili violazioni in Cisgiordania ma anche a Gaza dove a causa dell'assedio la situazione continua a precipitare: ieri si sono riaperti i valichi dopo sei giorni di chiusura, dopo il black out derivante dal blocco dei rifornimenti del carburante, dopo l'ennesimo allarme lanciato dall'UNRWA che denunciava l'impossibilità di distribuire gli aiuti per i 750.000 palestinesi dei campi profughi proprio in seguito alle chiusure. E si trema alla possibilità che vacilli la tenuta della tregua visto che oggi quattro Palestinesi sono rimasti uccisi dal fuoco degli aerei da guerra israeliani, tornati a volare e sparare sul cielo della Striscia.

Contro la demolizione da parte di bulldozer israeliani di molte case palestinesi a Gerusalemme Est, la presidenza dell'Unione Europea aveva già espresso lo scorso lunedì la sua profonda preoccupazione: è tempo che da Bruxelles si faccia tutto il possibile per impedire che misure arbitrarie e unilaterali da parte del Governo israeliano distruggano ogni chance per un processo di pace oggi più che mai urgente e inevitabile e si usi ogni strumento utile – inclusa la sospensione dell'Accordo di Associazione tra Ue e Israele- per far rispettare la legalità internazionale.

fonte Luisa Morgantini

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