On the morning of Saturday 3 October 2009 villagers from At-Tuwani in the South Hebron hills, supported by Israeli and international peace activists, carried out a successful planting action in Khelli valley, on the edge of the village. (...)
At-Tuwani villagers, ranging in age from 4 to late 70s, dug and planted in the field. In total between 50 and 60 people took part in the work: Palestinian villagers, Israelis and internationals. They cleared the field adjacent to the one expropriated last year, and planted 36 edible cactus plants. Because of the lack of water in the area it was necessary for the villagers to bring in a truck with water for the fledgling plants.
Despite a heavy presence of Israeli police, border police, army, and the attendance of the DCO, the work was completed without interruption.
Photos available here: http://bit.ly/wRhml
Fonte Operation Dove
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martedì 6 ottobre 2009
martedì 7 agosto 2007
acqua e trattore
un altro articolo di Amira Hass su Haaretz...
Palestinian shepherds have water tank, tractor confiscated
Palestinian shepherds have water tank, tractor confiscated
venerdì 1 giugno 2007
Al-Ama'ri Camp
Oggi sono andata con un'amica che faceva un workshop di musica all'Al-Ama'ri refugee Camp (campi per rifugiati) di Ramallah: un gruppo di bambini tra i 6 e i 12 anni con cui abbiamo suonato, cantato, giocato, fatto foto (vedersi nella macchina digitale era motivo d'orgoglio) per un paio d'ore senza praticamente poter comunicare se non a gesti e sorrisi... ma la cosa ha funzionato benissimo, non riuscivamo più ad andare via, mi tenevano per mano per poter fare il girotondo e volare in alto con il sorriso stampato sulla faccia. Non posso descrivere a parole le sensazioni che ho vissuto ma sono state molto intense ... e neanche le condizioni di vita in questo campo, piccola città nella città, o le storie personali dei bambini, la maggior parte dei quali orfani ... aggiungerò qualche foto nella mia galleria prossimamente.
Per comprendere meglio la situazione dei campi rifugiati palestinesi (che sono in Palestina, Libano, Giordania e Siria, 59 campi per un totale di 4 milioni e 400mila rifugiati registrati) e che hanno una speciale Agenzia dell'ONU che si occupa solo di questi, la UNRWA, United Nation Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East, fornendo servizi educativi, sociali, medici, di microcredito, potete leggere qua (in inglese).
domenica 27 maggio 2007
a spasso per Nablus
La città vecchia di Nablus è un labirinto di strade su cui si affacciano palazzi antichi dagli angoli misterosi, negozi che vendono qualunque cosa, con un mercato vociante e profumato di spezie e dei mille colori della frutta e verdura, dove c'è la più buona knafe che io abbia mai mangiato (è una delle specialità di Nablus), i bambini giocano, gli anziani si riposano all'ombra mentre il sole inonda le strade. Pulsa di vitalità e vivacità, è talmente ricca di persone e cose che mi gira la testa andare per le stradine segnate dal tempo e dagli assedi vissuti dalla sua popolazione (la quantità di panni stesi che ho fotografato mi ha dato grandi soddisfazioni).
giovedì 24 maggio 2007
cittadinanza
Ho conosciuto un ragazzo figlio di un palestinese e una italiana, abitano a Birzeit, niente di strano, no? invece sì, sono palestinesi ma nessuno di loro ha una carta di identità palestinese perchè è solo dal 1999 che sono rientrati dopo esser stati in Giordania e Dubai. Di fatto adesso sono più di 7 anni che tutti loro viaggiano utilizzando il passaporto italiano o giordano, ogni tre mesi tornano in Giordania perchè devono rinnovare il visto israeliano, rimangono là qualche giorno, poi rientrano in territorio israeliano sperando di ottenere un visto di 3 mesi (a volte è di solo 1 mese), visto che è turistico, non è possibile ottenere alcun permesso di soggiorno o visto per motivi di lavoro in territorio palestinese. Di solito fanno in modo che almeno uno della famiglia sia a casa durante questi spostamenti perchè i ladri sono già andati un paio di volte a svaligiargli la casa.
Ogni volta viaggiano con l'ansia che il visto sia negato e che non si possa far ritorno a casa, o che a qualcuno il visto venga dato e ad altri no, inventando scuse rispetto alla propria attività lavorativa e luogo di residenza.
"Mio padre ha 74 anni, non potrebbe reggere se non gli fosse rinnovato il visto... come facciamo a vivere così? questa è la nostra casa, questa è la nostra terra ma non abbiamo alcun diritto di cittadinanza".
Cittadini di stati occidentali, con parenti, amici, casa e lavoro nei Territori occupati palestinesi, non possono rientrare in patria per il divieto delle autorità israeliane che controllano le frontiere esterne e interne.
Per la maggioranza si tratta di palestinesi nati qui ma che negli anni hanno "perso" la residenza. Dopo il 1967, le autorità di occupazione israeliane hanno decimato il numero dei residenti palestinesi. Israele è ricorso a una serie di stratagemmi per fare in modo che chi viveva, studiava o lavorava all'estero perdesse i suoi diritti.
Dopo la costituzione dell'Autorità Palestinese, nel 1994, la situazione era migliorata. Anche se queste persone continuavano a vedersi negato lo status di residenti, potevano vivere nei Territori come "turisti permanenti": ogni tre mesi dovevano lasciare il paese e rientrare muniti di un nuovo visto turistico.
Anche se molti sono convinti che il processo di Oslo abbia garantito ai palestinesi un'autorità sovrana, Israele ha conservato il controllo sul registro dell'anagrafe palestinese. Matrimoni, nascite, cambi di residenza, decessi: tutto deve essere registrato nella banca dati del ministero dell'interno israeliano.
È prerogativa di Israele autorizzare o respingere i cambi di residenza, soprattutto da Gaza alla Cisgiordania. E, in pratica, è sua prerogativa autorizzare o respingere i matrimoni dei palestinesi con i non residenti. Con lo scoppio della seconda intifada le restrizioni sono aumentate. Migliaia di persone sono state separate dalle loro famiglie. Molte altre sono rimaste nei Territori anche dopo la scadenza del visto e sono ormai prigioniere in casa.
Oggi, con Hamas al governo, sono colpiti anche gli occidentali, compresi professori universitari, medici, musicisti e uomini d'affari. A metà degli anni novanta molti di loro erano tornati nelle città d'origine sperando di contribuire alla nascita dello stato palestinese implicita negli accordi di Oslo.
Ho chiesto ad alcuni diplomatici stranieri cosa ne pensavano: "Non possiamo interferire con le decisioni sovrane di Israele". Questo significa che gli stati occidentali accettano il "diritto" d'Israele di privare le università palestinesi dei loro docenti, smantellare solide attività imprenditoriali e separare i padri dai figli.
(Amira Hass, Esilio forzato)
Ogni volta viaggiano con l'ansia che il visto sia negato e che non si possa far ritorno a casa, o che a qualcuno il visto venga dato e ad altri no, inventando scuse rispetto alla propria attività lavorativa e luogo di residenza.
"Mio padre ha 74 anni, non potrebbe reggere se non gli fosse rinnovato il visto... come facciamo a vivere così? questa è la nostra casa, questa è la nostra terra ma non abbiamo alcun diritto di cittadinanza".
Cittadini di stati occidentali, con parenti, amici, casa e lavoro nei Territori occupati palestinesi, non possono rientrare in patria per il divieto delle autorità israeliane che controllano le frontiere esterne e interne.
Per la maggioranza si tratta di palestinesi nati qui ma che negli anni hanno "perso" la residenza. Dopo il 1967, le autorità di occupazione israeliane hanno decimato il numero dei residenti palestinesi. Israele è ricorso a una serie di stratagemmi per fare in modo che chi viveva, studiava o lavorava all'estero perdesse i suoi diritti.
Dopo la costituzione dell'Autorità Palestinese, nel 1994, la situazione era migliorata. Anche se queste persone continuavano a vedersi negato lo status di residenti, potevano vivere nei Territori come "turisti permanenti": ogni tre mesi dovevano lasciare il paese e rientrare muniti di un nuovo visto turistico.
Anche se molti sono convinti che il processo di Oslo abbia garantito ai palestinesi un'autorità sovrana, Israele ha conservato il controllo sul registro dell'anagrafe palestinese. Matrimoni, nascite, cambi di residenza, decessi: tutto deve essere registrato nella banca dati del ministero dell'interno israeliano.
È prerogativa di Israele autorizzare o respingere i cambi di residenza, soprattutto da Gaza alla Cisgiordania. E, in pratica, è sua prerogativa autorizzare o respingere i matrimoni dei palestinesi con i non residenti. Con lo scoppio della seconda intifada le restrizioni sono aumentate. Migliaia di persone sono state separate dalle loro famiglie. Molte altre sono rimaste nei Territori anche dopo la scadenza del visto e sono ormai prigioniere in casa.
Oggi, con Hamas al governo, sono colpiti anche gli occidentali, compresi professori universitari, medici, musicisti e uomini d'affari. A metà degli anni novanta molti di loro erano tornati nelle città d'origine sperando di contribuire alla nascita dello stato palestinese implicita negli accordi di Oslo.
Ho chiesto ad alcuni diplomatici stranieri cosa ne pensavano: "Non possiamo interferire con le decisioni sovrane di Israele". Questo significa che gli stati occidentali accettano il "diritto" d'Israele di privare le università palestinesi dei loro docenti, smantellare solide attività imprenditoriali e separare i padri dai figli.
(Amira Hass, Esilio forzato)
mercoledì 23 maggio 2007
musica
Al Kamandjâti è un'associazione che ha come scopo primario "donner du plaisir à des enfants qui sont les premières victimes de la situation politico-militaire" e di creare una sorta di intifada culturale diffondendo la musica e l'arte tra i bambini dei campi rifugiati e di villaggi che vivono in condizioni di estrema povertà e deprivazione culturale. Insegnare a suonare uno strumento musicale (oud, percussioni, chitarra...), il canto tramite atelier per stimolare la scoperta e la conoscenza di queste arti (spesso realizzati da musicisti stranieri che vengono per brevi soggiorni) e con veri e propri corsi tenuti da musicisti professionisti palestinesi. Inutile dire che per chi abita a Ramallah andare a tenere un corso di percussioni a Jenin o Nablus, ad esempio, significa passare più di 4 ore in macchina (quando va bene) tra andata e ritorno, con numerosi check-point e inutili domande da parte di increduli soldati che non ritengono che sia possibile che ci siano dei musicisti palestinesi. Ma il progetto, nonostante le tante difficoltà, va avanti tra donazioni, raccolte di strumenti musicali da portare in Palestina, seminari di musicisti e liutai provenienti dalle più svariate parti del mondo: se siete interessati ad aiutare questo progetto potete leggere qui (in francese) o dirlo a me (conosco chi fa già raccolte a questo proposito in Italia).
lunedì 21 maggio 2007
domenica 20 maggio 2007
e oggi...
sono andata a mangiare a casa di una collega e famiglia (la collega, la sorella e la mamma) dove mi hanno rimpinzato di cetrilini fatti in casa, olive, foglie di vite ripiene, zucchine e mini-melanzane ripiene di riso e carne, zuppetta al pomodoro, pollo al forno, insalata stile arabo, dolce al latte e arancia, per poi andare a fare un giro per Birzeit, salutando ogni parente che si incontrava per strada, bevendo caffè o tè ogni mezzora... però una bontà di pranzo!
venerdì 18 maggio 2007
in città

oggi ho approfittato del sole per andare a fare un giro in città dopo le 17: il venerdì quasi tutti i negozi a Ramallah sono chiusi, la città è molto più tranquilla, poco traffico, poca gente per strada, così è anche più facile vedere i particolari e riuscire a fare qualche foto.Come questa al carretto dei lupini e delle pannocchie, o questa mamma con 5 dei suoi 7 figli (ce n'era un'altra grande con in braccio l'altro gemellino) che han voluto farsi fare una foto da me.
mercoledì 16 maggio 2007
sabato 24 marzo 2007
lunedì 12 marzo 2007
Vista sul muro
A cinque metri di distanza da quella barriera di cemento, su quello che rimaneva della loro terra, erano seduti tre uomini, intenti a osservare un orizzonte di calcestruzzoDal veicolo usciva musica leggera araba ad alto volume, di quella che fa venir voglia di ballare. L'autista del bulldozer era comodamente seduto al posto di guida e osservava i tre o quattro operai che si davano da fare lì sotto. Ogni tanto scambiavano qualche battuta in arabo, ma quando dal furgone dell'impresa edile è uscito quello che sembrava l'appaltatore sono passati all'ebraico. Poi l'autista ha messo in moto il bulldozer e il boato del motore ha sepolto la musica. Il lungo braccio della macchina ha sollevato un pannello di calcestruzzo e l'ha spostato facendolo volteggiare in aria. Quindi, con l'aiuto dei tre operai, l'ha sistemato, lentamente e con perizia, accanto agli altri: una lunga fila di pannelli di calcestruzzo, tutti alti otto metri. D'ora in poi sarà questo l'unico panorama che la famiglia Al Khatib del villaggio di Hizma vedrà dalle finestre della casa che guardano a ovest.Avevo già scritto dei lavori in corso in questa regione nell'aprile del 2006, quando due tipi con i capelli alla Bob Marley erano stati messi a guardia del cantiere. Allora il muro di separazione – composto da pannelli di calcestruzzo e da una barriera elettronica – tagliava l'area abitata, separando alcune case sulla cima della collina dal resto del villaggio. I loro abitanti, tra cui la famiglia Al Khatib, si erano ritrovati sul "lato israeliano" del muro, ma senza il permesso di entrare nella vicina colonia. A volte, la polizia israeliana vietava loro di attraversare il vicino posto di blocco, costruito sulla terra palestinese. Potevano però continuare a guardare il paesaggio fuori dalla finestra. Almeno fino alla scorsa settimana. Il vecchio tracciato del muro è stato modificato. I pannelli sono stati gradualmente rimossi e piazzati alcuni metri più in alto, verso occidente, in modo da includere anche le tre case rimaste isolate. A cinque metri di distanza da quella barriera di cemento, su quello che rimaneva della loro terra, erano seduti tre uomini, intenti a osservare un orizzonte di calcestruzzo. I volti cerei e immobili mi facevano pensare a un funerale.Uno di loro mi ha guardato in faccia. "Perché è sorpresa?", ha detto con cinismo, "Ci penserà la nostra Autorità a liberarci tutti". Poi, senza alcuna sfrontatezza, mi ha raccontato di aver scambiato qualche parola con gli operai, palestinesi di Hebron. "Che cosa possono fare? Devono pur campare".
(fonte Internazionale 683, 8 marzo 2007, Vista sul muro di Amira Hass)
sabato 3 febbraio 2007
cose di famiglia
È una guerra civile o piuttosto, secondo l'espressione araba, una guerra in famiglia?
Così sembrerebbe, a giudicare dalle immagini televisive dei combattimenti tra miliziani di Hamas e di Al Fatah e tra agenti dei diversi organi ufficiali di sicurezza, tutti pagati dall'Autorità Palestinese.Come si pensa a una guerra in famiglia sentendo che bande affiliate ad Al Fatah rapiscono sostenitori di Hamas, e viceversa. Trentacinque morti e centoventi feriti è il bilancio dell'ultima ondata di violenze, esplosa il 25 gennaio e finita, per ora, con il cessate il fuoco del 30.I sostenitori pacifici di entrambi i movimenti continuano, come al solito, ad avere rapporti tra loro. In una famiglia, un fratello fa l'autista per un alto funzionario della sicurezza di Al Fatah e l'altro l'autista per un ministro di Hamas. Tutti i cittadini, sostenitori di un partito o meno, condividono gli stessi sentimenti: paura, disgusto, rabbia e incomprensione.Ma il pericolo che alla fine le famiglie vogliano vendicare i parenti uccisi incombe come un macigno. È questo che fa del conflitto tra organizzazioni armate una potenziale guerra civile.
(fonte Internazionale, Amira Hass. L'articolo in inglese è apparso su Haaretz).
Così sembrerebbe, a giudicare dalle immagini televisive dei combattimenti tra miliziani di Hamas e di Al Fatah e tra agenti dei diversi organi ufficiali di sicurezza, tutti pagati dall'Autorità Palestinese.Come si pensa a una guerra in famiglia sentendo che bande affiliate ad Al Fatah rapiscono sostenitori di Hamas, e viceversa. Trentacinque morti e centoventi feriti è il bilancio dell'ultima ondata di violenze, esplosa il 25 gennaio e finita, per ora, con il cessate il fuoco del 30.I sostenitori pacifici di entrambi i movimenti continuano, come al solito, ad avere rapporti tra loro. In una famiglia, un fratello fa l'autista per un alto funzionario della sicurezza di Al Fatah e l'altro l'autista per un ministro di Hamas. Tutti i cittadini, sostenitori di un partito o meno, condividono gli stessi sentimenti: paura, disgusto, rabbia e incomprensione.Ma il pericolo che alla fine le famiglie vogliano vendicare i parenti uccisi incombe come un macigno. È questo che fa del conflitto tra organizzazioni armate una potenziale guerra civile.
(fonte Internazionale, Amira Hass. L'articolo in inglese è apparso su Haaretz).
mercoledì 17 gennaio 2007
buone notizie....
per ora la legge di cui al post di ieri è stata congelata!
A statement released by the IDF on Wednesday said that the implementation of the order "will be postponed until further evaluation... by the official authorities."
(fonte Haaretz, IDF freezes ban on Israelis driving W. Bank Palestinians)
A statement released by the IDF on Wednesday said that the implementation of the order "will be postponed until further evaluation... by the official authorities."
(fonte Haaretz, IDF freezes ban on Israelis driving W. Bank Palestinians)
martedì 16 gennaio 2007
sì, viaggiare ....
però non insieme.
Dal 19 gennaio, infatti, entra in vigore una legge israeliana che impedisce che Israeliani (o stranieri) e Palestinesi viaggino insieme in macchina a meno che non ci siano parentele di primo grado o permessi speciali.
On 19 November 2006, the commander of IDF forces in the West Bank, Major-General Yair Naveh, issued an order prohibiting Israelis and tourists from using their vehicles to transport Palestinians in the West Bank without a permit from the army. The order is to take effect on 19 January 2007. The order does not apply to Palestinians who hold a permit to enter Israel or the settlements, to Israeli bus drivers, Israel residents carrying Palestinians who are first-degree relatives, and soldiers and police officers on duty. Violation of the order is a criminal offense, for which both the Palestinian passenger and the Israeli driver are subject to punishment. ... Under international law, Israel must respect the human rights of all persons under its authority. These rights include the right to equality, freedom of movement, maintain family ties and social ties, engage in political activity, and the right to work and earn a livelihood. The military authorities ignore the discriminatory nature of the order and justify it as a military necessity, for example, by restricting the number of Palestinians entering Israel in Israeli vehicles without a permit. However, even assuming that the order advances one security objective or another, the sweeping nature of the order, and the fact that it is not urgent (even in the eyes of the military authorities, who postponed its validity for two months) make the infringement of human rights in this case disproportionate, and therefore illegal. The order is abhorrent, not only because it violates human rights and international law, but because of the extent to which it interferes in the individual's private life. The separation between Israelis and Palestinians, however, is not new. Yet, until now, it was seen, primarily, in measures taken in the public sphere, for example, by building the separation barrier, prohibiting Palestinian vehicles on certain roads, and forbidding Israelis to enter Area A. The new order, on the other hand, penetrates into the private space of the vehicle, with the objective of separating two persons lawfully present in the area. Furthermore, the very use of legislation to force separation between people based on their nationality raises associations with the loathsome regimes that nobody seeks to resemble.
(fonte Maan News Agency, B'Tselem: repeal the order banning foreigners and Israelis from transporting West Bank Palestinians in their vehicles)
e ancora...
Eight Israeli human rights organizations have petitioned the Israeli High Court of Justice to abolish the order prohibiting Israeli and foreign nationals from transporting Palestinian citizens in their vehicles in the West Bank from 19 January. ... the "order is legal basis for targeted, systematic, institutional discrimination, amounting to apartheid."
(fonte Maan News Agency, Human rights group urge Israel to revoke order prohibiting travel with Palestinians).
apartheid.
Dal 19 gennaio, infatti, entra in vigore una legge israeliana che impedisce che Israeliani (o stranieri) e Palestinesi viaggino insieme in macchina a meno che non ci siano parentele di primo grado o permessi speciali.
On 19 November 2006, the commander of IDF forces in the West Bank, Major-General Yair Naveh, issued an order prohibiting Israelis and tourists from using their vehicles to transport Palestinians in the West Bank without a permit from the army. The order is to take effect on 19 January 2007. The order does not apply to Palestinians who hold a permit to enter Israel or the settlements, to Israeli bus drivers, Israel residents carrying Palestinians who are first-degree relatives, and soldiers and police officers on duty. Violation of the order is a criminal offense, for which both the Palestinian passenger and the Israeli driver are subject to punishment. ... Under international law, Israel must respect the human rights of all persons under its authority. These rights include the right to equality, freedom of movement, maintain family ties and social ties, engage in political activity, and the right to work and earn a livelihood. The military authorities ignore the discriminatory nature of the order and justify it as a military necessity, for example, by restricting the number of Palestinians entering Israel in Israeli vehicles without a permit. However, even assuming that the order advances one security objective or another, the sweeping nature of the order, and the fact that it is not urgent (even in the eyes of the military authorities, who postponed its validity for two months) make the infringement of human rights in this case disproportionate, and therefore illegal. The order is abhorrent, not only because it violates human rights and international law, but because of the extent to which it interferes in the individual's private life. The separation between Israelis and Palestinians, however, is not new. Yet, until now, it was seen, primarily, in measures taken in the public sphere, for example, by building the separation barrier, prohibiting Palestinian vehicles on certain roads, and forbidding Israelis to enter Area A. The new order, on the other hand, penetrates into the private space of the vehicle, with the objective of separating two persons lawfully present in the area. Furthermore, the very use of legislation to force separation between people based on their nationality raises associations with the loathsome regimes that nobody seeks to resemble.
(fonte Maan News Agency, B'Tselem: repeal the order banning foreigners and Israelis from transporting West Bank Palestinians in their vehicles)
e ancora...
Eight Israeli human rights organizations have petitioned the Israeli High Court of Justice to abolish the order prohibiting Israeli and foreign nationals from transporting Palestinian citizens in their vehicles in the West Bank from 19 January. ... the "order is legal basis for targeted, systematic, institutional discrimination, amounting to apartheid."
(fonte Maan News Agency, Human rights group urge Israel to revoke order prohibiting travel with Palestinians).
apartheid.
domenica 14 gennaio 2007
globalizzazione
venerdì 10 novembre 2006
in mezzo a noi
La notte di martedì 7 novembre sembrava la più tranquilla dell'ultima settimana. Era la prima notte dopo il ritiro dei soldati israeliani da Beit Hanun, nella Striscia di Gaza, che aveva messo fine a un'altra offensiva "vincente" durata sei giorni....
Finalmente una notte tranquilla, hanno pensato con un sospiro di sollievo gli abitanti, prima di andare a dormire. Ma poi, alle cinque e mezza del mercoledì mattina, sono stati svegliati dal rumore odioso e ormai familiare dei proiettili sparati alla cieca dai carri armati.
(Amira Hass su Internazionale)
agghiacciante.
Finalmente una notte tranquilla, hanno pensato con un sospiro di sollievo gli abitanti, prima di andare a dormire. Ma poi, alle cinque e mezza del mercoledì mattina, sono stati svegliati dal rumore odioso e ormai familiare dei proiettili sparati alla cieca dai carri armati.
(Amira Hass su Internazionale)
agghiacciante.
mercoledì 1 novembre 2006
visit palestine
If you can’t remember the last time you were truly awed, amazed, or inspired on your trip abroad, consider coming to Palestine next time. Palestine is a box of treasures waiting to be discovered, a mystery to be unravelled, and today’s best-kept travel secret. An astonishing array of sights and experiences packed into a small area awaits you, for diversity is the keynote of this ancient and holy land. A meeting place of ecosystems and civilizations throughout history, it has been at once the destination and destiny for people drawn from all over the world throughout the ages: pilgrims and painters, monks and merchants, travellers and writers-all these and more have fallen under its spell and left their marks not only on Palestine but on the entire world as well. Its moderate climate and yearly schedule of festivals and religious feasts make Palestine an ideal year-round travel destination. Whatever the season, your heart will be warmed by the generosity and hospitality of the Palestinian people.(fonte: This week in Palestine, A Personal Invitation from the Heart of Palestine by Eng. Judeh Morkus, Minister of Tourism & Antiquities).
e se vi va di leggere ancora delle bellezze della Palestina, fatevi un viaggio virtuale (o reale) qua ...
PS: ma quanto sono belli i cammelli di questa immagine???
domenica 22 ottobre 2006
This will be the worst Eid of my life
While Gazans should be preparing for the Eid Al Fitr, the fight for survival has become all the more pressing. A 46 year old English teacher, Majed Rashid, said, “There is no taste for this Eid, it's a sad Eid.” Rashid continued to speak candidly. “This will be the worst Eid of my life because we are facing the worst humanitarian situation yet. There are no salaries due to the siege imposed on us by the American administration. If you have children then you know what I mean. I don’t have enough money to buy new clothes, candies, toys and Edeyyah [money given to children at Eid] for my four kids.” Speaking from Gaza, the school teacher added, “We are living a miserable life full of hardships and obstacles. This Eid will be blinded by darkness as we suffer the lack of electricity since the Israelis bombed the only power plant which provides electricity to 45 percent of Gaza Strip residents.”
Mentre gli abitanti di Gaza si preparano per l'Eid Al Fitr, la lotta per la sopravvivenza è diventata sempre più pressante. Un insegnante di inglese di 46 anni, Majed Rashid, ha detto "Questo Eid non ha sapore, è un triste Eid". Ha poi continuato "Questo sarà il peggior Eid della mia vita perchè stiamo affrontando la peggiore situazione umanitaria. Non ci sono stipendi a causa dell'assedio impostoci dall'amministrazione americana. Se avete dei figli sapete cosa voglio dire. Non ho abbastanza soldi per comprare ai miei quattro figli vestiti nuovi, caramelle, giochi e Edeyyah [i soldi che vengono dati a i bambini durante Eid] ". Parlando da Gaza, l'insegnante di scuola ha aggiunto "Stiamo vivendo una vita misera piena di difficoltà e ostacoli. Questo Eid sarà oscurato dal buio perchè stiamo patendo la mancanza di elericità da quando gli israeliani hanno bombardato l'unica centrale che fornisce elettricità al 45% dei residenti nella Striscia di Gaza".
(Fonte: PNN Independent News Agency or Mann News Agency, This will be the worst Eid of my life. If you have children, you know what I mean di Yousef Alhelou in Gaza).
Al di là di questo, con una situazione che a Gaza è sicuramente la peggiore rispetto al resto della Palestina, i palestinesi tirano fuori ogni risorsa possibile perchè questo Eid non sia così triste e tutti i bimbi possano avere dolciumi e regali e le strade sono piene di gente che pregusta la prossima festa della fine del digiuno del Ramadan (v. Despite blockade, Eid Al Fitr business is up as Palestinians utilize the last of the savings, Record sales in Gaza: After months of going without, this will be an Eid to celebrate)
Mentre gli abitanti di Gaza si preparano per l'Eid Al Fitr, la lotta per la sopravvivenza è diventata sempre più pressante. Un insegnante di inglese di 46 anni, Majed Rashid, ha detto "Questo Eid non ha sapore, è un triste Eid". Ha poi continuato "Questo sarà il peggior Eid della mia vita perchè stiamo affrontando la peggiore situazione umanitaria. Non ci sono stipendi a causa dell'assedio impostoci dall'amministrazione americana. Se avete dei figli sapete cosa voglio dire. Non ho abbastanza soldi per comprare ai miei quattro figli vestiti nuovi, caramelle, giochi e Edeyyah [i soldi che vengono dati a i bambini durante Eid] ". Parlando da Gaza, l'insegnante di scuola ha aggiunto "Stiamo vivendo una vita misera piena di difficoltà e ostacoli. Questo Eid sarà oscurato dal buio perchè stiamo patendo la mancanza di elericità da quando gli israeliani hanno bombardato l'unica centrale che fornisce elettricità al 45% dei residenti nella Striscia di Gaza".
(Fonte: PNN Independent News Agency or Mann News Agency, This will be the worst Eid of my life. If you have children, you know what I mean di Yousef Alhelou in Gaza).
Al di là di questo, con una situazione che a Gaza è sicuramente la peggiore rispetto al resto della Palestina, i palestinesi tirano fuori ogni risorsa possibile perchè questo Eid non sia così triste e tutti i bimbi possano avere dolciumi e regali e le strade sono piene di gente che pregusta la prossima festa della fine del digiuno del Ramadan (v. Despite blockade, Eid Al Fitr business is up as Palestinians utilize the last of the savings, Record sales in Gaza: After months of going without, this will be an Eid to celebrate)
lunedì 16 ottobre 2006
in casa
oggi sono andata a casa di Omayya e della sua famiglia (grazie al fratello di suo marito Mustafa e alla sua famiglia), l'insegnante da cui ero già andata un po' di tempo fa: un bel gruppo di adulti e bambini, carichi di dolcetti, regalini, ovetti kinder, patatine per andare a fare bisboccia nel dopo Iftar.Eravamo tutti visibilmente emozionati, mi hanno rimpinzato di tutto, the, frutta, dolci, patatine, sprite, biscotti, fatto foto, video (con la digitale nuova di Mustafa), giocato con le sorpresine degli ovetti, visto foto della famiglia di Omayya (che vorrebbe che andassi a conoscere ma non stanno a Ramallah), cercato di comunicare tra parole in inglese, italiano, arabo e molti sguardi.
Omayya è sempre la stessa ma mi è sembrata un po' giù: ha voglia di andare a lavorare, di fare esercizio (è insegnante di educazione fisica) e di non fare solo la mamma e la casalinga. Aveva il viso un po' spento anche se mi ha sorriso tutto il tempo e mi ha chiesto scusa per essere "più brutta"....
uffi ....
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