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lunedì 9 novembre 2009

no more walls


20 anni fa cadeva il muro di Berlino... ma sono ancora tanti i muri da abbattere (grazie a Benedetto che ce li ricorda nel suo blog con il post Another brick in the wall).

... a lavorare, allora ...

sabato 7 novembre 2009

Nilin marking 20 years to the fall of the berlin wall by taking down the wall on their land



20 years to the fall of the Berlin wall

- Demonstrators toppled 8 meters tall concrete wall in Ni'ilin
The protest in Nilin was held today to mark the 20th anniversary to the fall of the Berlin wall, which has been declared an international day of action against Israel's barrier.
The 300 demonstrators managed to topple a part of the eight meters tall concrete wall that cuts through the village's land. The concrete wall in Ni'ilin - five to eight meters (15 to 25 feet) in hight has only recently been laid on the path of the wall cutting through Ni'ilin's lands, in addition to the already existing electronic barrier and razor-wire.
Since the Wall was built to allow more land to annexed to the nearby settlements rather than in a militarily strategic manner, demonstrators have been able to repeatedly dismantle parts of the electronic fence and razor-wire surrounding it. The section of the Wall in Nilin is the only place along the route of the barrier where a concrete wall has been erected in an attempt to deal with the civic, unarmed campaign waged by the village in protest of the massive land theft that will enable the expansion of the illegal settlements of Modi'in Il'it and Hasmonaim.
Since Israel began its construction in the year 2002, This is the first time demonstrators succeed in toppling a part of Israel's barrier which is a concrete wall. One of the demonstrators, Moheeb Khawaja, said during the protest: "Twenty years ago no one had thought the monster that divided Berlin into two could be brought down, but in only two days in November, it did. Today we have proven that this can also be done here and now. It is our land beyond this wall, and we will not give up on it. We will win for a simple reason - justice is on our side."

martedì 20 maggio 2008

Development or Normalisation? A critique of West Bank development approaches and projects

Development or Normalisation? is the first report that examines in detail the economic and political implications of the most recent development schemes and the role international institutions have in shaping the development programme of the Fayyad government.
The current approach to development, which is entirely removed from the needs of Palestinian communities, aims to normalise relations with the Occupation, treating it as development partner in projects across the West Bank. Not only do these projects often run contrary to international law, but also they serve to further entrench the Occupation while at the same time placing Palestinian economic growth in a subjugated role. As such, these programs both fail to provide sustainable growth and undercut the Palestinian struggle. (...)

Fonte Stop the Wall Campaign

To download a copy of the report click here.

mercoledì 12 settembre 2007

struggle

WHEN MY friends fall prey to despair, I show them a piece of painted concrete, which I bought in Berlin. It is one of the remnants of the Berlin wall, which are on sale in the city. I tell them that I intend, when the time comes, to apply for a franchise to sell pieces of the Separation Wall.
Sometimes, when I give a lecture before a German audience, I ask: "How many of you believed, a week before the fall of the wall, that this would happen in their lifetime?" No one has ever raised their hand.

But the Berlin wall fell. This week it happened here, too - true, only in one place, to a small section of the fence, when the Supreme Court decided that the government must dismantle the obstacle (which at this place consists of a fence, with ditches, patrol roads and razor wire) and relocate it nearer to the Green Line. (...)

in this desperate struggle, even a small victory is a big victory. Especially since it happened in Bil'in.
FOR BIL'IN is a symbol. In the past two and a half years, it has become a part of our life.
Here, every Friday, for 135 weeks without exception, a demonstration against the fence has taken place.

(Uri Avnery, BIL'IN! BIL'IN!)

martedì 10 aprile 2007

the wall

un video (in inglese) realizzato da Alternative Information Center sugli effetti del muro di separazione su East Jerusalem, video disponibile su youtube ... alcune delle musiche sono dei miei amici Turab :-)

The Israeli Wall and Damage to East Jerusalem Palestinians

lunedì 12 marzo 2007

Vista sul muro

A cinque metri di distanza da quella barriera di cemento, su quello che rimaneva della loro terra, erano seduti tre uomini, intenti a osservare un orizzonte di calcestruzzo

Dal veicolo usciva musica leggera araba ad alto volume, di quella che fa venir voglia di ballare. L'autista del bulldozer era comodamente seduto al posto di guida e osservava i tre o quattro operai che si davano da fare lì sotto. Ogni tanto scambiavano qualche battuta in arabo, ma quando dal furgone dell'impresa edile è uscito quello che sembrava l'appaltatore sono passati all'ebraico. Poi l'autista ha messo in moto il bulldozer e il boato del motore ha sepolto la musica. Il lungo braccio della macchina ha sollevato un pannello di calcestruzzo e l'ha spostato facendolo volteggiare in aria. Quindi, con l'aiuto dei tre operai, l'ha sistemato, lentamente e con perizia, accanto agli altri: una lunga fila di pannelli di calcestruzzo, tutti alti otto metri. D'ora in poi sarà questo l'unico panorama che la famiglia Al Khatib del villaggio di Hizma vedrà dalle finestre della casa che guardano a ovest.Avevo già scritto dei lavori in corso in questa regione nell'aprile del 2006, quando due tipi con i capelli alla Bob Marley erano stati messi a guardia del cantiere. Allora il muro di separazione – composto da pannelli di calcestruzzo e da una barriera elettronica – tagliava l'area abitata, separando alcune case sulla cima della collina dal resto del villaggio. I loro abitanti, tra cui la famiglia Al Khatib, si erano ritrovati sul "lato israeliano" del muro, ma senza il permesso di entrare nella vicina colonia. A volte, la polizia israeliana vietava loro di attraversare il vicino posto di blocco, costruito sulla terra palestinese. Potevano però continuare a guardare il paesaggio fuori dalla finestra. Almeno fino alla scorsa settimana. Il vecchio tracciato del muro è stato modificato. I pannelli sono stati gradualmente rimossi e piazzati alcuni metri più in alto, verso occidente, in modo da includere anche le tre case rimaste isolate. A cinque metri di distanza da quella barriera di cemento, su quello che rimaneva della loro terra, erano seduti tre uomini, intenti a osservare un orizzonte di calcestruzzo. I volti cerei e immobili mi facevano pensare a un funerale.Uno di loro mi ha guardato in faccia. "Perché è sorpresa?", ha detto con cinismo, "Ci penserà la nostra Autorità a liberarci tutti". Poi, senza alcuna sfrontatezza, mi ha raccontato di aver scambiato qualche parola con gli operai, palestinesi di Hebron. "Che cosa possono fare? Devono pur campare".

(fonte Internazionale 683, 8 marzo 2007, Vista sul muro di Amira Hass)

venerdì 3 novembre 2006

muro

un video di Repubblica sugli scontri e le manifestazioni contro il muro in Palestina

mercoledì 17 maggio 2006

barriere


Le contraddizioni presenti in questo paese lasciano senza parole: posti di blocco inutili che ti lasciano sotto il sole ad aspettare (e non è un grosso problema se succede a noi, ma quando ti vedi di fianco una macchina con una mamma e tre bambini piccoli ti chiedi che senso abbia per loro dover stare senza acqua chiusi lì dentro, quali ragioni di sicurezza impediscano il loro arrivare a casa), persone che non si possono spostare liberamente da una città all'altra, nemmeno quando queste città sono palestinesi (un po' come se ci fosse un check-point a Casalecchio e a me, che risiedo nel comune di Sasso Marconi, mi dicessero che non posso entrare nel comune di Bologna), persone a cui non viene rilasciato il permesso di ingresso neanche per motivi di studio (come a Jihad), palestinesi in sciopero (anche gli insegnanti con cui lavoriamo) perchè non ricevono lo stipendio (a causa del blocco dei fondi da parte di USA, UE, Russia, Canada, blocco che viene dichiarato come "non relativo ai beni di prima necessità" come se senza stipendio uno si potesse comprare cibo, vestiti, biglietto dell'autobus) e ci sarebbero migliaia di storie da raccontare, certamente da una parte come dall'altra, storie di palestinesi e israeliani, di abuso, di paura, di mancanza di libertà, di non-conoscenza, di muri che sembrano invalicabili, muri che dovrebbero proteggere ma separano, feriscono, umiliano...
Accanto a tutto ciò, c'è anche una profonda ignoranza da parte di noi occidentali, che non possiamo/vogliamo vedere quello che sta succedendo, non ci informiamo anche perchè i media non sono mai molto obiettivi. Mi è venuta voglia di leggere e di informarmi un po' di più, di cercare di capire un po' meglio la situazione e magari di condividere anche con voi queste notizie che spesso, purtroppo, neanche ci arrivano....