venerdì 6 ottobre 2006
education in Palestine
il numero di ottobre di This week in Palestine è interamente dedicato all'educazione: e lo sciopero va avanti...
giovedì 5 ottobre 2006
Ramadan
che cosa significa il Ramadan a Ramallah? beh, in effetti posso dire come funziona qua, una città palestinese con una situazione particolare...
Il Ramadan è il nono mese dell'anno secondo il calendario musulmano. È il mese dell'anno nel quale, secondo la tradizione islamica, è iniziata la rivelazione del Corano. Per i fedeli musulmani è il mese della preghiera islamica e della meditazione. Dato che il calendario musulmano è composto da 354 o 355 giorni, il mese di Ramadan di anno in anno cambia tutte le stagioni.
Il digiuno (sawm) durante tale mese costituisce il quarto dei Cinque pilastri dell'Islam e chi ne negasse l'obbligatorietà sarebbe kāfir, colpevole cioè di empietà massima e dirimente dalla condizione di musulmano. Nel corso del mese di Ramadān infatti i musulmani praticanti debbono astenersi - dall'alba al tramonto - dal bere, mangiare, fumare e dal praticare attività sessuali.
Quando tramonta il sole il digiuno viene tradizionalmente rotto con un dattero o un bicchiere d'acqua e ha inizio l'Iftar, la cena serale che spesso viene fatta in comunità o tra famiglie e che può prolungarsi per tutta la notte.
(cfr Wikipedia, Sufi)
ovviamente tutta la vita economica e sociale è condizionata dal Ramadan: orari di apertura/chiusura di negozi, bar e ristoranti, vendita di alcolici, gli stessi menù dei ristoranti cambiano e propongono piatti diversi, dal tramonto in poi c'è poca gente in giro per la città (per riprendere però dopo qualche ora), i ritmi del lavoro sono legati all'Iftar (quando quindi non si può lavorare. Tra l'altro l'orario dell'Iftar cambia di qualche minuti ogni giorno, adeguandosi al fatt che le giornate si accorciano sempre più.
E' anche vero che a Ramallah ci sono moltissime persone non-praticanti e anche di famiglia cristiana: persone che quindi non fanno Ramadan. Quindi ci sono eccezioni rispetto a negozi aperti/chiusi, alla vendita di alcolici, a ritmi di lavoro "regolari" anche se c'è un forte senso di rispetto nei confronti di chi, a fatica (io dico che fare digiuno totale per così tante ore, senza neanche bere un goccio d'acqua... beh, non so se i cristiani sarebbero capaci di fare un digiuno di questo tipo), fa Ramadan (quindi a pranzo chi mangia lo fa a casa sua!)
Il Ramadan è il nono mese dell'anno secondo il calendario musulmano. È il mese dell'anno nel quale, secondo la tradizione islamica, è iniziata la rivelazione del Corano. Per i fedeli musulmani è il mese della preghiera islamica e della meditazione. Dato che il calendario musulmano è composto da 354 o 355 giorni, il mese di Ramadan di anno in anno cambia tutte le stagioni.
Il digiuno (sawm) durante tale mese costituisce il quarto dei Cinque pilastri dell'Islam e chi ne negasse l'obbligatorietà sarebbe kāfir, colpevole cioè di empietà massima e dirimente dalla condizione di musulmano. Nel corso del mese di Ramadān infatti i musulmani praticanti debbono astenersi - dall'alba al tramonto - dal bere, mangiare, fumare e dal praticare attività sessuali.
Quando tramonta il sole il digiuno viene tradizionalmente rotto con un dattero o un bicchiere d'acqua e ha inizio l'Iftar, la cena serale che spesso viene fatta in comunità o tra famiglie e che può prolungarsi per tutta la notte.
(cfr Wikipedia, Sufi)
ovviamente tutta la vita economica e sociale è condizionata dal Ramadan: orari di apertura/chiusura di negozi, bar e ristoranti, vendita di alcolici, gli stessi menù dei ristoranti cambiano e propongono piatti diversi, dal tramonto in poi c'è poca gente in giro per la città (per riprendere però dopo qualche ora), i ritmi del lavoro sono legati all'Iftar (quando quindi non si può lavorare. Tra l'altro l'orario dell'Iftar cambia di qualche minuti ogni giorno, adeguandosi al fatt che le giornate si accorciano sempre più.
E' anche vero che a Ramallah ci sono moltissime persone non-praticanti e anche di famiglia cristiana: persone che quindi non fanno Ramadan. Quindi ci sono eccezioni rispetto a negozi aperti/chiusi, alla vendita di alcolici, a ritmi di lavoro "regolari" anche se c'è un forte senso di rispetto nei confronti di chi, a fatica (io dico che fare digiuno totale per così tante ore, senza neanche bere un goccio d'acqua... beh, non so se i cristiani sarebbero capaci di fare un digiuno di questo tipo), fa Ramadan (quindi a pranzo chi mangia lo fa a casa sua!)
mercoledì 4 ottobre 2006
indovinello

che frutto è? sono passata dal mercato e faceva un profumo incredibile, ma non riesco a definire bene di cosa (frutto della passione, papaya, pesca, melone) ... comunque ne volevo prendere un paio (le confezioni erano da circa due kg) e invece me li ha regalati il fruttivendolo... buonissimo! ha la consistenza di una pesca (anche la buccia è simile), all'interno ha piccoli semi tipo la papaya... ops, forse è una varietà di papaya? ma perchè non l'ho chiesto direttamente al fruttivendolo come si chiama???
allora, chi mi aiuta?
Not an internal Palestinian matter
"The experiment was a success: The Palestinians are killing each other. They are behaving as expected at the end of the extended experiment called "what happens when you imprison 1.3 million human beings in an enclosed space like battery hens."
un'altro articolo di Amira Hass. da leggere.
un'altro articolo di Amira Hass. da leggere.
martedì 3 ottobre 2006
partita


...non di calcio, ma son partita davvero e di nuovo per Ramallah, un simpatico volo dell'Alitalia (poca professionalità, nessun paragone con l'Austrian, ma comunque tutto bene).
Viaggio tranquillo, nessun problema al Ben Gurion dove mi han timbrato il passaporto in 2 minuti, il mio collega Claudio mi è venuto a recuperare, distrutto dopo 5 giorni di incontri con Università e UNDP (c'era una mission di senior dell'Unibo), solita casa dell'altra volta, ho cambiato stanza e bagno (e ovviamente le faccio vedere: notare che il bagno ha il bidet, e poi dicono che sono evoluti i nostri amici europei...), usciamo a cena alle 7 allo Stones (focaccia italiana) e alle 8,40 sono già a nanna....
lunedì 2 ottobre 2006
devo fare la...
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domenica 1 ottobre 2006
oggi sposi!!!!
sabato 30 settembre 2006
grrrrrrrrrrrrrrrrr!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

ho troppe cose da fare tra il matrimonio e la partenza.... non so ce la faccio a fare tutto, ho la parrucchiera, altre abluzioni varie, la csa da pulire, il cambio armadi da fare con selezione dei vestiti bimbe, le decorazioni per i tavoli del matrimonio, cercare una pianta con fiori piccoli, l'edera da tagliare, la preparazione delle bimbe, la valigia, le tesi studenti..... arghhhhhhhhhh!!!! vorrei una colf!!!!
giovedì 21 settembre 2006
cinque stelle
"Ramallah è nota per le sue manifestazioni culturali: mostre d'arte, concerti, spettacoli teatrali, incontri con artisti, serate di poesia. Queste iniziative e i suoi caffè e ristoranti pieni di vita me la fanno da tempo definire "il carcere a cinque stelle".
Alcuni sostengono che sia una forma di resistenza e di sfida. Per me, dal momento che coinvolge per lo più i ricchi e i privilegiati ed è accompagnata dall'assenza di iniziative popolari contro l'occupazione, è piuttosto un "surrogato di resistenza".
così ha scritto Amira Hass in un suo articolo su Ha'aretz tradotto da Internazionale.
questa cosa mi ha colpito perchè riconosco che è così, almeno per quel poco che sono stata a Ramallah: tanto è vero che non mi ci sono trovata bene nell'insieme di persone con cui ero al concerto dei Turab (non certo gente comune ma "privilegiati") ma almeno ho la fortuna di aver incontrato anche persone "normali"... si tratta solo di farli incontrare tra loro...
Alcuni sostengono che sia una forma di resistenza e di sfida. Per me, dal momento che coinvolge per lo più i ricchi e i privilegiati ed è accompagnata dall'assenza di iniziative popolari contro l'occupazione, è piuttosto un "surrogato di resistenza".
così ha scritto Amira Hass in un suo articolo su Ha'aretz tradotto da Internazionale.
questa cosa mi ha colpito perchè riconosco che è così, almeno per quel poco che sono stata a Ramallah: tanto è vero che non mi ci sono trovata bene nell'insieme di persone con cui ero al concerto dei Turab (non certo gente comune ma "privilegiati") ma almeno ho la fortuna di aver incontrato anche persone "normali"... si tratta solo di farli incontrare tra loro...
lunedì 18 settembre 2006
Schools protest in Ramallah
sciopero degli insegnanti delle scuole pubbliche, supportati dagli studenti e anche dal settore privato (per solidarietà):
"One teacher asked, "How can they ask us to work, when our children are not ready to go to school, where we have nothing for them for the preparation for the schools, and our university students have been unable to pay their tuition." (da Maan News Agency).
"One teacher asked, "How can they ask us to work, when our children are not ready to go to school, where we have nothing for them for the preparation for the schools, and our university students have been unable to pay their tuition." (da Maan News Agency).
giovedì 14 settembre 2006
lunedì 11 settembre 2006
West-Eastern Divan Orchestra
oggi è l'11 settembre.... parole parole parole e tante immagini, retorica, bei discorsi, bla bla bla
a me viene in mente qualcosa di più concreto.
la West-Eastern Divan Orchestra si è esibita di recente in Italia al Teatro alla scala di Milano; io ho avuto occasione di vederla (più che altro ascoltarla) a Madrid.
La West-Eastern Divan Orchestra è nata nel 1999 nella mente di due artisti e intellettuali, l'israeliano Daniel Barenboim e il palestinese Edward Said, i quali decidono di creare un Workshop per giovani musicisti di Israele e di vari Paesi del Medio Oriente nell'intento di combinare studio e perfezionamento con la condivisione di conoscenze e la comprensione fra popoli di culture che tradizionalmente sono state rivali.
a me viene in mente qualcosa di più concreto.
la West-Eastern Divan Orchestra si è esibita di recente in Italia al Teatro alla scala di Milano; io ho avuto occasione di vederla (più che altro ascoltarla) a Madrid.
La West-Eastern Divan Orchestra è nata nel 1999 nella mente di due artisti e intellettuali, l'israeliano Daniel Barenboim e il palestinese Edward Said, i quali decidono di creare un Workshop per giovani musicisti di Israele e di vari Paesi del Medio Oriente nell'intento di combinare studio e perfezionamento con la condivisione di conoscenze e la comprensione fra popoli di culture che tradizionalmente sono state rivali.
giovedì 7 settembre 2006
Can you really not see?

Collaborators.
Siamo tutti "collaborators": per Amira Hass non è possibile che gli israeliani non vedano queste cose, dunque vedendo e sapendo tutto ciò che accade ai palestinesi (un elenco lunghissimo di leggi razziste, mancato accesso ad acqua e cure mediche per i malati, embargo su medicine, impedimenti a raggiungere i propri familiari, checkpoint che costringono ad aspettare sotto il sole cocente, e mille altre ingiustizie di cui ognuno può trovare testimonianza nel sito Machsom Watch) sono (siamo?) tutti responsabili.
"As Jews we all enjoy the privilege Israel gives us, what makes usall collaborators. The question is what does every one of us do in an active and direct daily manner to minimize cooperation with a dispossessing, suppressing regime that never has its fill. Signing a petition and tutting will not do. Israel is a democracy for its Jews. We are not in danger of our lives, we will not be jailed in concentration camps, our livelihood will not be damaged and recreation in the countryside or abroad will not be denied to us. Therefore, the burden of collaboration and direct responsibility is immeasurably heavy."
mercoledì 6 settembre 2006
The road to Jerusalem
grazie a Ned per questo interessante post sull'assurdità dei check-point, sulle carte di identità di israeliani e palestinesi, su leggi ingiuste e discriminanti....
lunedì 4 settembre 2006
Gaza's darkness
"Gaza has been reoccupied. The world must know this and Israelis must know it, too. It is in its worst condition, ever..."
Un interessante articolo di Gideon Levy su Ha'aretz.
Un interessante articolo di Gideon Levy su Ha'aretz.
giovedì 31 agosto 2006
Faisal Al-Husseini
"A few days ago, as I was on my way to Jerusalem back from Ramallah, I drove by the Qalandia military checkpoint. Just before reaching the checkpoint, the car starts jolting and shaking with the multiple holes that are characteristic of this old and neglected road. The jolts increase as the car gets closer to the military checkpoint area and the asphalt vanishes gradually...."
comincia così il racconto di Abdelqader Al-Husseini, figlio di Faisal Al-Husseini, per ricordarci che nonostante tutto, nulla è cambiato e che Gerusalemme non è ancora, purtroppo, la città di tutti, la città della pace, un luogo santo e modello di coesistenza, accettazione dell'altro e rispetto per le sue convinzioni e credenze.
comincia così il racconto di Abdelqader Al-Husseini, figlio di Faisal Al-Husseini, per ricordarci che nonostante tutto, nulla è cambiato e che Gerusalemme non è ancora, purtroppo, la città di tutti, la città della pace, un luogo santo e modello di coesistenza, accettazione dell'altro e rispetto per le sue convinzioni e credenze.
sabato 12 agosto 2006
Bisogna imparare ad amare daccapo, a tornare ad amare, ogni giorno
... sono parole di Angelo....
mentre i suoi amici hanno diffuso un comunicato per evitare di strumentalizzare la morte di questo volontario:
"I volontari internazionali sono coscienti del rischio che sempre accompagna anche il viaggiatore più attento e lo affrontano non per incoscienza ma perché spinti dalla volontà di capire.
Capire veramente cosa significhi vivere in condizioni più sfortunate di quelle a cui siamo abituati in Italia e cercare nel proprio piccolo di fare qualcosa per porvi rimedio.
Noi facciamo fronte comune contro chi vuole strumentalizzare la morte di uno di noi, Angelo Frammartino, a favore dell'odio antiislamico e antipalestinese, per andare a gonfiare le fila di chi pensa che il Nemico sia il mondo arabo musulmano, per aumentare il numero dei soldati ideologici della guerra contro i mulini a vento.
Non crediamo che le azioni di un singolo possano condannare tutto un popolo: questo facile populismo lo lasciamo a Vittorio Feltri e ai suoi articoli su Libero come quello odierno che recita “Volontario Cgil ucciso a Gerusalemme dai suoi amici palestinesi”. Noi riteniamo che condannare indiscriminatamente il popolo palestinese piuttosto che fermarsi a riflettere e a capire la complessità di un conflitto che insanguina il medio oriente da quasi sessant'anni, sia semplicemente un nascondersi dietro alle proprie responsabilità (in quanto parte della società civile internazionale), una facile strumentalizzazione o, più semplicemente, fare cattiva informazione.
L'uccisione di Angelo da parte di un ragazzo palestinese va letta nella cornice di una tragedia spiegabile solo alla luce di logiche di violenza e massacro molto lontane dall'Italia, ma che invece sono ben radicate in una zona dominata dall'odio e dove si ragiona esclusivamente in base alla tensione generata da un conflitto incancrenito da quasi sessant'anni di immobilismo e disinteresse a livello politico internazionale.Noi non chiediamo di capire questo gesto sconsiderato così difficile da accettare, ma solo di non stigmatizzare un popolo intero per la tragedia della morte di Angelo.
I volontari dei campi ARCI/CGIL/ACLI-IPSIA in Palestina." (sul sito di Vita non profit)
mentre i suoi amici hanno diffuso un comunicato per evitare di strumentalizzare la morte di questo volontario:
"I volontari internazionali sono coscienti del rischio che sempre accompagna anche il viaggiatore più attento e lo affrontano non per incoscienza ma perché spinti dalla volontà di capire.
Capire veramente cosa significhi vivere in condizioni più sfortunate di quelle a cui siamo abituati in Italia e cercare nel proprio piccolo di fare qualcosa per porvi rimedio.
Noi facciamo fronte comune contro chi vuole strumentalizzare la morte di uno di noi, Angelo Frammartino, a favore dell'odio antiislamico e antipalestinese, per andare a gonfiare le fila di chi pensa che il Nemico sia il mondo arabo musulmano, per aumentare il numero dei soldati ideologici della guerra contro i mulini a vento.
Non crediamo che le azioni di un singolo possano condannare tutto un popolo: questo facile populismo lo lasciamo a Vittorio Feltri e ai suoi articoli su Libero come quello odierno che recita “Volontario Cgil ucciso a Gerusalemme dai suoi amici palestinesi”. Noi riteniamo che condannare indiscriminatamente il popolo palestinese piuttosto che fermarsi a riflettere e a capire la complessità di un conflitto che insanguina il medio oriente da quasi sessant'anni, sia semplicemente un nascondersi dietro alle proprie responsabilità (in quanto parte della società civile internazionale), una facile strumentalizzazione o, più semplicemente, fare cattiva informazione.
L'uccisione di Angelo da parte di un ragazzo palestinese va letta nella cornice di una tragedia spiegabile solo alla luce di logiche di violenza e massacro molto lontane dall'Italia, ma che invece sono ben radicate in una zona dominata dall'odio e dove si ragiona esclusivamente in base alla tensione generata da un conflitto incancrenito da quasi sessant'anni di immobilismo e disinteresse a livello politico internazionale.Noi non chiediamo di capire questo gesto sconsiderato così difficile da accettare, ma solo di non stigmatizzare un popolo intero per la tragedia della morte di Angelo.
I volontari dei campi ARCI/CGIL/ACLI-IPSIA in Palestina." (sul sito di Vita non profit)
giovedì 10 agosto 2006
Angelo
"GERUSALEMME - Stava passeggiando lungo le mura della Città Vecchia di Gerusalemme in compagnia di quattro donne, quando un uomo lo ha raggiunto alla schiena, lo ha ucciso con tre coltellate e poi è scappato. E' morto così, in mezzo alla strada, Angelo Frammartino, un 24enne volontario italiano residente a Monterotondo, in provincia di Roma. Appena una decina di giorni fa era partito come volontario per partecipare a un campo di lavoro organizzato dalla Cgil e dall'Arci a Gerusalemme. Nei prossimi giorni sarebbe dovuto rientrare in Italia. " (dall'articolo di Repubblica)
è possibile che la violenza porti a tanto??
è possibile che la violenza porti a tanto??
mercoledì 2 agosto 2006
2 agosto

"Ventisei anni fa una bomba alla stazione di Bologna cambiò il destino di ottantacinque persone e segnò la vita di quanti, feriti o familiari delle vittime, sono sopravvissuti a quella tragica mattina. La città di Bologna non dimentica e, come ogni anno, il 2 agosto è la giornata dedicata al ricordo." (dal sito del Comune di Bologna)
tante manifestazioni... ma purtroppo anche tante domande che ancora aspettano risposta.... per "... ottenere con tutte le iniziative possibili la giustizia dovuta..." (Statuto della Associazione, art. 3)
martedì 1 agosto 2006
insieme
Palestinians and Israelis unite against war in Lebanon and destruction of Gaza: un gruppo di palestinesi e israeliani si sono formalmente uniti per dare vita a una campagna contro la guerra in Libano e contro la distruzione nella Striscia di Gaza. Tra le altre cose, dichiarano "We... do not believe the government of Israel and the military, who maintain that war is being waged in self-defense and for the purpose of releasing the captured soldiers."
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